Taccuino
Ogni indagine comincia con un appunto. Un dettaglio annotato in fretta, una domanda lasciata a margine, una riga che più tardi si rivela decisiva. Questo Taccuino raccoglie le brevi note che pubblichiamo sui social: piccole osservazioni su grafologia forense, prova digitale e indagini difensive, scritte per chi vuole capire come lavora chi cerca la verità nei dettagli. Niente casi reali, nessun segreto svelato: solo il metodo, un appunto alla volta.
«Le indagini difensive? Le valutiamo più avanti, se serve.» È la frase che sento più spesso. Ed è quasi sempre una scelta tardiva. «In Italia non esistono standard per le perizie, ognuno fa come vuole.» Me lo sono sentito dire da avvocati, colleghi, anche in udienza. È falso. Gli standard esistono, sono pubblici e gratuiti: si chiamano Best Practice Manuals, pubblicati da ENFSI, la rete degli istituti forensi europei. Ne esistono per la ricostruzione dei sinistri stradali, per l'esame forense della tecnologia digitale, per l'esame della scrittura, per il rilievo della scena, per l'autenticazione di immagini e audio. Quello sulla scrittura esiste anche in traduzione italiana ufficiale. Non sono leggi né procedure meccaniche: sono la migliore definizione di ciò che la comunità scientifica europea considera prassi accettata. In un processo che discute l'affidabilità del metodo, è il parametro con cui una relazione si misura.Due esempi. ENFSI-BPM-RAA-01, il manuale sui sinistri stradali, impone di stimare l'incertezza di misura, (una velocità d'urto senza intervallo è un dato falsamente certo) e la peer review indipendente. ENFSI-BPM-FHX-01 (esame della scrittura) impone almeno una proposizione alternativa a quella del committente, contro il rischio di confermare ciò che il cliente spera. Vale anche al contrario: davanti a una perizia avversaria, il BPM della disciplina è la griglia più economica che avete, dice quali passaggi dovevano esserci. «Mi ha detto mio cugino che quello è bravo.» È il criterio con cui in Italia si scelgono i consulenti tecnici più spesso di quanto si ammetta. In assenza di un albo, il passaparola sembra l'unico strumento disponibile. Non lo è. Il criminalista rientra tra le professioni non organizzate (legge 4/2013), dove esistono due strumenti spesso confusi tra loro. L'attestato di qualità è rilasciato dall'associazione di appartenenza: dichiara il socio idoneo, ma il Ministero ha chiarito che non equivale a una certificazione. La certificazione UNI, invece, è di terza parte ed è rilasciata da un organismo accreditato ACCREDIA secondo ISO/IEC 17024, a sua volta vigilato. Per il nostro settore esistono: UNI 11822:2021 (grafologia forense) e UNI 11294 (ricostruzione incidenti stradali). La banca dati ACCREDIA è pubblica e verificabile in due minuti: i certificati scadono e possono essere revocati, un attestato incorniciato no. Dichiaro il mio interesse: sono certificato in entrambi gli schemi. La certificazione non garantisce la qualità di una singola perizia né è obbligatoria ma tra il passaparola e un requisito verificabile da terzi, la differenza non è piccola. «La firma di mio padre la riconosco. Sono suo figlio.» Certo. Il problema è che la riconoscerebbe anche se fosse falsa. La familiarità con una scrittura aumenta la sicurezza del giudizio, non la sua accuratezza: memorizziamo la forma complessiva, ed è proprio ciò che un imitatore riproduce per primo. Sfugge invece: → La pressione — chi imita controlla il gesto, e il controllo lascia tracce. Per questo chiedo sempre due cose: l'originale, non la copia (su fotocopia resta solo la forma, l'unica parte falsificabile), e più scritture di comparazione, vicine nel tempo al documento contestato poichè la scrittura cambia con età, salute, farmaci. L'esame non dà certezze binarie, ma una scala di probabilità: quando il materiale non basta, non concludere è la risposta corretta. «Ho gli screenshot delle chat. Bastano?» Sì. Finché nessuno li contesta. È la risposta onesta, ed è anche la meno rassicurante. La Cassazione ha confermato che i messaggi WhatsApp e gli SMS sono prove documentali, valide anche come screenshot , se la controparte non ne contesta specificamente la conformità. Se nessuno li disconosce, reggono da soli. Se qualcuno li disconosce, non diventano inutilizzabili ma smettono di bastare, e a quel punto si è già in ritardo. Uno screenshot è un'immagine: non porta metadati, né riferimenti temporali verificabili, né prova dell'integrità del dato. Un'acquisizione fatta prima conserva tutto questo. Fatta dopo, spesso trova un telefono che ha già aggiornato l'app o cancellato la conversazione. Nessuna legge obbliga a depositare le chat in copia forense: non è un dovere, è un interesse che si tutela prima, non dopo.
INDAGINI DIFENSIVE
L'art. 327-bis c.p.p. consente al difensore di svolgere investigazioni fin dal momento dell'incarico professionale, non dopo l'avviso di conclusione delle indagini. La differenza non è formale: è materiale, perché la prova si degrada.
▪ Una scena stradale viene ripristinata in poche ore: segni di frenata, detriti, posizione di quiete dei veicoli.
▪ I sistemi di videosorveglianza sovrascrivono le registrazioni, spesso entro una o due settimane.
▪ Un dispositivo mobile estratto oggi conserva ciò che fra sei mesi sarà stato sincronizzato, aggiornato o cancellato.
▪ Un teste, a breve distanza, ricorda. A un anno, ricostruisce.
Quando l'investigazione difensiva parte tardi non produce meno prova: produce prova più debole, e più facilmente attaccabile nel contraddittorio.
Il momento in cui il fascicolo si apre è anche quello in cui la difesa ha il massimo margine tecnico. Dopo, si lavora su ciò che resta.

METODO-ENFSI

SCEGLIERE IL CONSULENTE

GRAFOLOGIA FORENSE
→ La velocità — una firma autentica è un automatismo; un'imitazione è un disegno, e i disegni sono lenti.
→ L'ordine dei tratti, invisibile a chi copia solo la forma finale.
→ Le esitazioni, micro-arresti evidenti solo sotto ingrandimento.

PROVA DIGITALE